Elezioni 2022 in Campania, quanto l’età degli elettori influenzerà il voto?

Le elezioni politiche del 25 Settembre si avvicinano. La campagna elettorale più "breve" della storia repubblicana porta con sé svariate incognite, tra le quali spicca la volatilità del comportamento elettorale e i probabili alti tassi di astensionismo. L'età anagrafica degli elettori può essere il grimaldello strategico per cercare di comprenderne e interpretarne le fluttuazioni nelle urne, ed, eventualmente, di influenzarle.

Elezioni 2022 in Campania: età e voto

SCRITTO DA

Luigi Iannone

Digital Content Creator

L’età anagrafica rappresenta una variabile rilevantissima che influenza sia i comportamenti elettorali che la stessa partecipazione alle urne. Nel trend di costante crescita dell’astensionismo in Italia, che prosegue ininterrottamente da oltre quarant’anni, la fascia d’età riveste un ruolo sottovalutato ma più che rilevante, cruciale per determinare i futuri equilibri successivi alle elezioni del prossimo 25 Settembre. La Regione Campania, nello specifico, rappresenta un caso di studio particolarmente significativo da un punto di vista demografico e da una ridisegnata geografia elettorale.

Quanto inciderà l’età della popolazione alle elezioni 2022?

L’età della popolazione residente, nelle sue diverse componenti, costituisce una delle principali informazioni a supporto dell’impostazione strategica della campagna elettorale per le elezioni politiche 2022. La struttura per età, infatti, condiziona i linguaggi, i mezzi di comunicazione e lo stesso programma politico con i quali i candidati si propongono agli elettori. Nel contesto del Rosatellum, una legge elettorale a sistema elettorale misto, che suddivide il territorio nazionale in collegi plurinominali (quota proporzionale) e collegi uninominali (quota maggioritaria), e con l’approvazione da parte degli elettori della legge di revisione costituzionale che riduce il numero dei parlamentari e ha sconvolto gli equilibri preesistenti di rappresentanza, la conoscenza approfondita della rinnovata e complessa geografia territoriale di collegi e circoscrizioni assume una rilevanza centrale.

Gli aspiranti deputati e senatori dovranno competere in collegi che hanno assunto dimensioni territoriali maggiori e che impongono ai candidati di sostenere costi assai maggiori per le campagne elettorali. Per competere è necessario elaborare una strategia che tenga in conto la struttura demografica, a partire dalla quale confezionare una proposta politica che coinvolga o mobiliti gli elettori.

La variabile anagrafica influisce sia sulla ricettività che sulla partecipazione agli appuntamenti elettorali. Secondo la maggior parte delle rilevazioni demoscopiche, le classi anagraficamente più giovani tendono ad essere più propense alla sfiducia nei confronti della classe politica e all’astensionismo. 

Qualche dato esemplificativo: alla vigilia delle elezioni politiche del 2018, secondo una rilevazione dell’Istituto Demopolis, più di un elettore su due tra i 18 e i 25 anni credeva che la politica non avesse gli strumenti o la volontà di incidere positivamente sulla propria condizione di vita. Per quelle stesse elezioni, secondo i dati Ipsos, il tasso di astensione della classe anagrafica 18-34 è stata quasi il 30%, superata di poco solo dagli over-65. Meno di un anno dopo, in occasione delle elezioni per i rappresentanti del Parlamento Europeo del 2019, le persone tra i 18 e i 34 anni si sono astenute per più del 50%.

Le classi anagrafiche che storicamente si astengono dall’espressione del proprio diritto di voto con percentuali maggiori sono quelle nate e cresciute a ridosso o in seguito alla fine delle ideologie e delle appartenenze politiche e all’acuirsi della crisi dei partiti, deflagrata in seguito alle vicende politico-giudiziarie di “Mani Pulite”. I cittadini e le cittadine che superano i 50 anni d’età, invece, sono generalmente più legati al clima socio-culturale figlio dei decenni della cosiddetta “Prima Repubblica”, durante la quale partecipare alla vita politica era abitudine radicata, percepita come autentico dovere civico.

Bettino Craxi (Psi) e Enrico Berlinguer (Pci): due tra i leader politici protagonisti della cosiddetta “Prima Repubblica”

Con il progressivo accesso al voto delle generazioni “post-ideologiche” e politicamente fluide, il tasso di astensione è conseguentemente aumentato in modo significativo. Alle ultime elezioni politiche ad essersi recati ai seggi sono stati il 73% degli aventi diritto, peggiorando di circa 2,3 punti quello che era il record negativo nella serie storica della partecipazione al voto nella storia repubblicana, ovvero quello registrato per le elezioni del 2013, che si era attestato sul 75%.

Si tratta di un segnale inequivocabile della distanza tra cittadini e istituzioni che appartiene a tutte le classi anagrafiche, che affonda le radici in una crescente disaffezione nei confronti dei linguaggi, delle prassi e della capacità di incidere della politica. In particolare il fenomeno dell’astensionismo delle classi d’età più giovani è legato a doppio filo alla crescente instabilità nei comportamenti elettorali, sempre meno decifrabili e più ideologicamente variabili, e all’adesione a formazioni politiche percepite come “di protesta”. La radice comune è la sfiducia, percepita in modo diffuso e pervasivo, ma particolarmente significativa per i giovani tra i 20 e i 40 anni.

La struttura anagrafica, dunque, costituirà uno dei fattori dirimenti per anticipare le dinamiche elettorali delle elezioni politiche del 25 settembre 2022. Le varie classi d’età presentano differenti livelli di partecipazione al voto, compiono scelte elettorali più o meno determinate da fedeltà partitica e ideologia, e sono naturalmente più ricettive rispetto ad alcune proposte piuttosto che ad altre (basti pensare al tema pensioni).

Coinvolgere i giovani tra i 18 e i 39 anni, che si recano con meno convinzione all’appuntamento con le urne, rappresenta un’opportunità importante per stravolgere equilibri politici apparentemente cristallizzati. Preservare il consenso delle fasce ad età più avanzata è invece una formula utile a preservare il proprio bacino elettorale di riferimento.

La fotografia anagrafica della Campania: l'età della popolazione residente

Secondo i dati Istat 2019, la Campania è complessivamente la regione più “giovane” d’Italia. La struttura per età evidenzia una maggiore prevalenza delle classi anagraficamente più giovani rispetto alla media nazionale: quella che va dai 20 ai 39 è pari al 25% della popolazione, superiore di 3 punti percentuali rispetto al dato nazionale italiano. L’incidenza delle persone con più di 65 anni è pari invece al 18,8%, inferiore di 4 punti rispetto alla media nazionale di circa 3 punti. Infine, la quota di cittadini campani tra i 40 e i 64 anni è del 36%, di un punto inferiore rispetto alla media nazionale.

Se si considera la suddivisione del territorio in province, la variazione dei dati è minima: le province di Napoli e Caserta sono sotto la media regionale nella classe 20-39, che descrive più del 25% della popolazione, mentre le Province di Avellino, Benevento e Salerno presentano percentuali di anziani +65 superiori al 20%.

Piuttosto, l’età anagrafica varia significativamente da Comune a Comune, a seconda delle opportunità economiche e dalla posizione geografica. Pur tenendo conto delle dovute eccezioni, si può evincere che tanto più cresce la densità demografica tanto più diminuisce l’età della popolazione. 

Nelle località periferiche, specialmente a carattere montano, delle province di Avellino, Benevento e Salerno la percentuale di popolazione anziana cresce, mentre quella dei giovani tra i 20 e i 39 diminuisce. Al contrario, presso la conurbazione urbana partenopea e le località costiere delle province di Caserta e di Salerno, la popolazione tra i 20 e i 39 è più numerosa a discapito di quella over-65.

Quali sono i collegi uninominali e plurinominali di Camera e Senato della Campania alle elezioni 2022

La Regione Campania elegge complessivamente 38 Deputati, 20 nella circoscrizione Campania 1 e 18 nella circoscrizione Campania 2, e 18 Senatori. Alla circoscrizione Campania 1 è attribuita l’elezione di 13 deputati nei collegi plurinominali e di 7 deputati nei collegi uninominali, mentre alla Campania 2 è riservata l’elezione di 11 deputati nei collegi plurinominali e di 7 deputati nei collegi uninominali.

Alla Camera dei Deputati, la Circoscrizione Campania 1 i collegi elettorali uninominali secondo la denominazione del comune o dell’area sub-comunale con la maggiore ampiezza demografica inclusi sono: Giugliano in Campania, Napoli: Quartiere 19 – Fuorigrotta, Napoli: Quartiere 7 – San Carlo all’Arena, Casoria, Acerra, Somma Vesuviana, Torre del Greco. I collegi uninominali della Circoscrizione Campania 2, denominati con lo stesso criterio sono: Aversa, Caserta, Benevento, Avellino, Scafati, Salerno, Eboli.

Per il Senato della Repubblica, alla regione Campania spetta l’elezione di 11 senatori nei collegi plurinominali e di 7 senatori nei collegi uninominali, che secondo i criteri di denominazione sopra descritti sono: Caserta, Salerno, Benevento, Napoli: Quartiere 19 – Fuorigrotta, Giugliano in Campania, Torre del Greco, Acerra.

Una strategia politica per i diversi partiti che ambiscono a conquistare i collegi uninominali della Campania

Le forze politiche che si trovano a competere per i collegi uninominali della Campania possano tener conto delle osservazioni e dei dati finora presentati per impostare la propria strategia elettorale, rapportando la variabile anagrafica ai temi dell’agenda politica nazionale e alle proprie ragionevoli ambizioni elettorali.

Il voto giovanile, più di altre classi anagrafiche, tende a muoversi seguendo la direttrice del voto di protesta e premiando le forze politiche che si presentano come maggiormente ”innovative”. Recuperare i tassi di astensione i tradizionalmente alti dei potenziali elettori tra i 18 e i 39 anni, una classe anagrafica più numerosa che altrove in Campania e in particolare in alcuni collegi, è dunque una sfida aperta solo a quei partiti che hanno almeno percettivamente rinnovato classe dirigente e proposta politica.

Le novità più significative del panorama politico alla vigilia delle elezioni 2022 sono sicuramente Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni e Azione di Carlo Calenda. I candidati che si riferiscono a questi movimenti politici o alle coalizioni ad essi collegati possono ambire a conquistare un elettorato potenzialmente più ricettivo e per lo più sommerso: quello degli astensionisti giovani. Conquistare il voto giovanile significa anche adottare linguaggi e servirsi di media in grado di veicolare efficacemente i messaggi agli elettori in target. In questo caso, si può suddividere la classe anagrafica 18-39 in unità più piccole, per direzionare efficacemente campagne di social media marketing.

Secondo i dati di Shopify Italia del 2022, i giovani tra i 18 e i 25 anni costituiscono il 66% del pubblico di social come TikTok, ma anche più del 29% del pubblico di Instagram. I giovani tra i 25 e i 30 anni prediligono Instagram e sono il 33% del pubblico del social network in questione, mentre quelli tra i 30 e i 39, così come le fasce d’età più in là con gli anni, sono più affezionati a Facebook. Infine, queste forze politiche dovrebbero porre l’accento su tematiche più vicine ad un elettorato giovane, compatibilmente con il posizionamento della forza politica. Ci si riferisce a macro temi quali ambientalismo e diritti civili, ma anche attenzione all’occupazione giovanile e alle opportunità di formazione può mobilitare e coinvolgere quel tipo di elettorato, a maggior ragione se si considera che è possibile prevedere che si tratterà di temi centrali nella campagna elettorale nazionale.

Icone di App per Social Network su Smartphone. I Social sono stati la novità mediale più dirompente degli ultimi 15 anni, anche per il panorama politico.

L’elettorato delle classi anagrafiche mediamente più avanzate presenta tradizionalmente comportamenti più prevedibili e una minore mobilità elettorale. Tuttavia, anche il comportamento di questi elettori non è privo di incognite: i tassi di astensioni comunque importanti e i livelli di sfiducia nei riguardi della classe politica sono generalizzabili ad ogni classe anagrafica.

L’esigenza principale di chi ambisce a coinvolgere gli elettori in età 40-64 è quella di coinvolgere e mobilitare coloro che già in passato hanno aderito a progetti politici riconducibili alla medesima area politica, e che si riconoscono maggiormente nel cleavage Destra-Sinistra. I partiti riconducibili al “bipolarismo classico della Seconda Repubblica”, Partito Democratico guidato da Enrico letto e Forza Italia di Silvio Berlusconi, possono vantare un maggiore ascendente, così come anche la nuova Lega di Matteo Salvini.

Si tratta di elettori che fruiscono maggiormente del mezzo televisivo, e la cui attenzione è carpibile anche attraverso mezzi di comunicazione più tradizionali: per fare un esempio, si possono citare le affissioni di manifesti elettorali outdoor, gli spot elettorali, le tribune politiche talk show. Secondo una rilevazione Istat riportata da True Numbers, le persone tra i 60 e i 75 si informano sull’attualità politica leggendo i quotidiani con percentuali che superano il 50%, soglia non raggiunta da nessun’altra classe d’età. Dunque, i media tradizionali sono preziosi soprattutto per mobilitare potenziali elettori anagraficamente anziani.

Si può evincere che intercettare un elettorato trasversale anagraficamente costituirà invece un’operazione complessa e dispendiosa, che impone la dimestichezza con svariati strumenti digitali e analogici e un paniere mediale così variegato da favorire equilibri differenti a seconda delle priorità politiche della forza politica in questione. Si tratta della sfida politica di forze politiche come il MoVimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che può contare, più che altro, su uno specifico capitale elettorale localizzato in Campania e nelle regioni del Mezzogiorno in generale.

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Luigi Iannone

Digital Content Creator. Giornalista pubblicista, specializzato in attualità politica. Tuttologo naturalmente prestato alla scrittura.

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